Perché la primula per la campagna pro vaccino e non un altro fiore - Wake Up
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Perché la primula per la campagna pro vaccino e non un altro fiore

Perché la primula per la campagna pro vaccino e non un altro fiore

Il fiore come simbolo della vita, di una vita che rivive, capace com’è di auto riprodursi. Non a caso è il protagonista della campagna del vaccino anti Covid, che in Italia dovrebbe partire a gennaio. Ma perché chi ha curato la comunicazione ha scelto una primula, e non un altro fiore?

Il mondo dei fiori, con le sue innumerevoli specie e colori, è affascinante anche perché porta con se’ un patrimonio di simbologie e leggende. Nel linguaggio dei fiori, ogni specie ha un suo particolare significato.

Il girasole, per esempio, è simbolo di felicità e perseveranza, il suo giallo richiama la luce calda del sole che lo associa inevitabilmente ad una sensazione di benessere. Avrebbe potuto essere lui il protagonista quindi della “rinascita”?

In realtà, se indaghiamo meglio, il significato simbolico del girasole è collegato ad un’antica leggenda della mitologia greca, secondo cui la ninfa Clizia, innamorata del dio Sole, lo seguiva ogni giorno con lo sguardo. Apollo, prima cedette al suo amore, ma poi la abbandonò. Clizia rimase così ferma in un campo, immobile, continuando a guardarlo, fino a che le sue gambe divennero radici e si trasformò in girasole, “condannata” a seguire con lo sguardo il suo amore perduto. Una storia che non si sposa affatto bene, quindi, con il tema della rinascita che vuole comunicare la campagna vaccinale.

Perché non pensare allora all’agrifoglio, che con le sue foglie che pungono, ha il significato di difesa e precauzione, tanto che nel I secolo a.C. Plinio Il Vecchio consigliava di piantarlo vicino la porta di casa per proteggerla dalle intemperie? Avrebbe potuto essere lui, con le sue bacche rosse utilizzate come decorazione augurale, il fiore simbolo “scaccia guai” del 2020? Anche qui, ci tocca fare un passo indietro. Esiste infatti anche una particolare varietà di agrifoglio, il Maté, che ha foglie poco spinose, e che quindi farebbe cadere la simbologia dello “scaccia guai”.

La scelta più scontata sarebbe forse potuta ricadere sul fiore di loto, simbolo di rinascita e della forza di superare le avversità della vita. E’ infatti in grado di crescere dal fango, di affondare lì le sue radici, di prosperare anche in condizioni di avversità, rimanendo bello, puro e incontaminato. La sua particolarità di aprire la corolla di giorno e chiudersi di notte simboleggia inoltre rigenerazione e forza vitale. Considerato “il fiore più antico del mondo”, il loto è legato a diverse simbologie della cultura asiatica e a diversi racconti. E’ associato ad una delle più importanti posizioni dello Yoga e al settimo Chakra, quello più alto, che rimanda alla trasparenza e innocenza del cuore e della mente.

Tutti significati bellissimi e rimandi importanti, se non fosse che in Italia è un fiore poco usuale, e che la leggenda italiana racconta di un giovane che, tuffandosi nelle acque incantate di una palude piena di fiori di loto alla foce del fiume Po, entrato nel mondo delle fate, dovette scegliere tra due doni: un forziere pieno di oro e una fata bellissima. Preso dalla volontà di voler aiutare la propria famiglia, scelse l’oro, e la sua punizione fu quella di non conoscere mai l’amore.
Una storia che, quindi, seppur voglia sottolineare l’importanza delle cose essenziali, male si sposa con l’ottimismo di cui abbiamo bisogno in questo periodo.

Per altro, il fiore di loto sboccia in estate, tra giugno e settembre, mentre la rinascita legata alla campagna vaccinale contro il Covid in Italia è collegata alla primavera, il periodo immediatamente successivo a quando dovrebbero essere ultimate almeno le prime somministrazioni.

La primula come fiore scelto per la campagna di comunicazione pro vaccino si rivela dunque una scelta azzeccata, a nostro avviso, per almeno tre motivi:

1.   E’ un fiore che simboleggia rinascita, speranza e, soprattutto, un nuovo inizio.
2. E’ il primo fiore a comparire in primavera, da qui il suo nome che deriva da “primus (primo), proprio per sottolineare la precocità della fioritura di questa pianta, che tradizionalmente segna la fine dell’inverno”. Sboccia, a seconda delle temperature, da gennaio ad aprile, il periodo dunque in cui partirà la campagna vaccinale anti Covid 19 in Italia.

3.   E’ un fiore dalla bellezza semplice- il simbolo presentato dall’architetto Stefano Boeri che lo ha realizzato lo conferma- che bene si sposa con il bisogno di ritorno alle cose semplici della “normalità” di cui l’emergenza sanitaria ci ha privati.

Questa idea di una primula che ci aiuti ad uscire da un inverno cupo è il messaggio che vogliamo dare – ha dichiarato Boeri – il fiore è il segnale di inizio della primavera, un simbolo di serenità e rinascita”.

E che “L’Italia rinasce un fiore”, lo slogan che accompagna il simbolo della campagna, ce lo auguriamo davvero tutti.

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